Ansia e attacchi di panico

Ansia e attacchi di panico

Ansia  è un termine largamente usato per indicare un complesso di reazioni cognitive, comportamentali e fisiologiche che si manifestano in seguito alla percezione di uno stimolo ritenuto minaccioso e nei cui confronti non ci riteniamo sufficientemente capaci di reagire.
Ci permette di anticipare mentalmente un pericolo e le sue conseguenze, ci permette di valutare attentamente la situazione problematica e ci sprona ad agire orientando il nostro comportamento al raggiungimento dell’obiettivo.
Tuttavia a volte l’ansia può diventare disfunzionale.
Ciò avviene quando i livelli di ansia sono eccessivi e invece che spingerci ad agire per risolvere il problema ci bloccano.

Ansia eccessiva.
L’ ansia ci permette di anticipare mentalmente un pericolo e le sue conseguenze e ci sprona ad agire orientando il nostro comportamento al raggiungimento dell’obiettivo. Quando i livelli di ansia sono eccessivi e invece che spingerci ad agire per risolvere il problema ci bloccano.

sintomi dell'ansia
sintomi psichici generali

L’ Attacco di Panico è una crisi acuta d’ansia che insorge rapidamente e che si trasforma in panico, travolge la possibilità di contenimento della persona. Varia da pochi secondi ad un massimo di un’ora, è caratterizzata dalla presenza di numerosi sintomi neurovegetativi e psichici.

Gli attacchi di panico sono:
inattesi: compaiono improvvisamente, senza un motivo apparente e spesso nel corso delle normali attività quotidiane, oppure di notte risvegliando il paziente.
Generalmente la persona durante il primo attacco di panico teme di avere un ictus, un attacco di cuore o un infarto, per cui si reca al pronto soccorso. Di solito i primi accertamenti fisici e strumentali come l’ECG risultano negativi e spesso sono sufficienti a rassicurarlo.
Il primo attacco si associa però, alla idea che si ripeterà ineluttabilmente.
La frequenza con cui gli attacchi di panico continuano a presentarsi non è costante: può variare da 2-4 attacchi alla settimana a forme cliniche in cui la frequenza delle crisi decresce nel tempo o a forme più rare in cui gli attacchi si ripetono mostrando intervalli intercritici sempre più brevi fino a diventare subentranti, tali da costituire un vero e proprio «stato di male» panico. In tale caso il paziente appare agitato, irrequieto, in preda a un intenso tormento interiore.

Successivamente:
situazionali: quando il soggetto viene esposto a situazioni e/o luoghi temuti per la possibile comparsa di sintomi simile panico.
Le persone spesso riferiscono frasi del tipo: “da quel momento la mia vita è cambiata”, “dopo quella crisi non sono più stato lo stesso”.

Emerge una forte ANSIA ANTICIPATORIA (è la “paura della paura” legata al timore di incorrere in un attacco di panico) ovvero la persona vive nel timore che si ripresenti un attacco, trovandosi a volte in uno stato persistente di allerta e di minaccia della propria integrità, sia fisica che psichica. Il timore crescente che le crisi possano ripetersi comincia a pervadere l’intera vita del soggetto che diviene sempre più ansioso, teso, timoroso e in uno stato di continua apprensione ed ipervigilanza (EVITAMENTO).

sintomi degli attacchi di panico
sintomi degli attacchi di panico

Si associa ad Agorafobia…

Il termine “agorafobia” deriva dalla parola greca agorà che indicava la piazza del mercato. I pazienti agorafobici non sono spaventati soltanto piazze e posti affollati, ma anche altri luoghi: gallerie, ascensori, autostrade, aerei, treni, autobus e tutte quelle situazioni in cui può risultare difficile fuggire o ricevere aiuto nel caso di una crisi improvvisa di paura.
Queste persone sviluppano la “paura di avere paura” e quindi evitano una serie di luoghi o situazioni sperando di poter così controllare l’insorgenza di nuovi attacchi di panico. Le condotte di evitamento (delle situazioni pericolose) possono diventare così pervasive che alcune persone possono diventare completamente incapaci di uscire di casa o possono allontanarsi solo in compagnia di una persona rassicurante.

perché ci ammaliamo di disturbo di panico?

Il Disturbo di Panico non deve essere semplicemente ricondotto ad una reazione psicologica ma è fondamentale comprendere il ruolo dei meccanismi biologici legati ad una predisposizione genetica.
Vari livelli del sistema nervoso centrale sembrano essere coinvolti nello sviluppo delle componenti principali del disturbo:
– livello del tronco encefalico (nuclei serotoninergici del raphe, locus coeruleus e chemiocettori centrali costituiscono la base neuroanatomica del sistema di allarme alla base dell’attacco)
-livello Ipotalamico
– Limbico (risulta essere centrale nello sviluppo dell’ansia anticipatoria)

Secondo alcuni autori (Klein 1993) gli attacchi di panico sarebbero innescati da un alterazione dei meccanismi fisiologici che regolano l’attività respiratoria.
Ogni persona ha un sistema di controllo dell’asfissia (la mancanza d’aria) detto asfisiostato, (tipo l’allarme anti incendio) che è sensibile all’aumento dei livelli di anidride carbonica. Se la concentrazione di anidride carbonica dell’ambiente in cui stiamo cresce sopra una certa soglia il nostro allarme si aziona provocando una reazione ansiosa parossistica.
Le persone che soffrono di disturbo di panico avrebbero l’asfisiostato iporegolato (ovvero l’allarme antincendio troppo sensibile che scatta anche con pochissimo o in assenza di fumo). Gli ambienti chiusi, affollati, dai quali risulti difficile allontanarsi rappresentano indizi potenziali di asfissia.
Un altro meccanismo responsabile dell’insorgenza di alcuni sintomi dell’attacco di panico (come la sensazione di sbandamento o le parestesie, ovvero i brividi lungo il corpo) è l’iperventilazione. Nel momento in cui la persona sente che sta iniziando l’attacco, spesso si trova a respirare velocemente e superficialmente e ciò da luogo ad una condizione chiamata alcalosi respiratoria che acuisce le parestesie. La persona che percepisce questi nuovi sintomi di solito si spaventa, l’ansia aumenta e peggiora, l’organismo ha una risposta di allarme per cui la respirazione sarà ancora più accelerata inducendo un circolo vizioso.

Emerge una forte ANSIA ANTICIPATORIA (è la “paura della paura” legata al timore di incorrere in un attacco di panico) ovvero la persona vive nel timore che si ripresenti un attacco, trovandosi a volte in uno stato persistente di allerta e di minaccia della propria integrità, sia fisica che psichica. Il timore crescente che le crisi possano ripetersi comincia a pervadere l’intera vita del soggetto che diviene sempre più ansioso, teso, timoroso e in uno stato di continua apprensione ed ipervigilanza (EVITAMENTO).

Da un punto di vista psicodinamico

L’ansia è un concetto fondamentale per la nascita della psicoanalisi, che la considera un affetto dell’Io. Inizialmente Freud conia il termine di nevrosi d’ansia e distinguendo due forme d’ansia:
1. corrisponde ad un diffuso senso di inquietudine e paura che ha origine da un pensiero o desiderio rimosso e che è curabile tramite psicoanalisi,
2. corrisponde ad un senso di sopraffacente panico accompagnato da attivazione fisiologica quale sudorazione, accelerazione dei battiti, ecc.; questa seconda forma non dipendeva, secondo lui, da fattori psicologici, ma da un accumulo fisiologico di libido non espressa. Con il successivo modello strutturale del 1926, per Freud l’ansia diventa il risultato del conflitto psichico tra desideri dell’Es e la risposta punitiva del Super-Io. L’ansia, quindi, diventa un segnale di un pericolo inconscio, in risposta del quale l’Io mobilita meccanismi di difesa per impedire che tali desideri inaccettabili arrivino alla coscienza. I meccanismi di difesa possono essere dei più svariati tra cui un pensiero ossessivo, un rituale compulsivo, una paralisi isterica o un evitamento fobico, ecc.

La teoria patogenetica biologica sostiene che i pazienti con attacchi di panico abbiano una vulnerabilità neurofisiologica che possa interagire in maniera maggiore con alcuni fattori ambientali stressanti, tanto da dare il disturbo; in particolare, si parla di una caratteristica temperamentale di inibizione comportamentale a ciò che non è noto.

In sostanza, i pazienti sono soggetti facilmente spaventati da ciò che non conoscono e che in infanzia hanno fatto forte affidamento sulla protezione dei genitori. Il problema si crea nel momento in cui il bambino si rende conto che i genitori non sono in grado di proteggerlo e rassicuralo in ogni istante, e questo gli provoca un grande senso di inadeguatezza, che viene proiettato sui genitori che vengono percepiti come inaffidabili.

Si crea un circolo vizioso: la mancanza di disponibilità dei genitori provoca rabbia nel soggetto che, allo stesso tempo, teme di riversare le proprie fantasie distruttive sui suoi genitori, e quindi perdere quelle figure da cui, per quanto inaffidabili, è dipendente.

Da un punto di vista neurologico, sembra che gli attacchi di panico siano legati all’attivazione spropositata dell’amigdala, ossia il centro della paura. L’amigdala riconosce il pericolo e provoca paura a livello inconscio: è possibile dunque che alcuni fattori sollecitino l’amigdala senza mai arrivare a produrre un pensiero razionale a riguardo; questo porta a non riuscire a distinguere tra pericoli immaginari (legati a traumi precedenti) e pericoli reali.

La teoria patogenetica in base alla teoria dell’attaccamento sostiene che i pazienti con tali disturbi abbiano avuto un problematico stile di attaccamento, di solito di tipo preoccupato, e che non siano in grado di gestire ne la separazione ne l’attaccamento. Ne deriva che sono persone che oscillano tra la paura della perdita dell’altro e la paura della perdita della propria libertà, sfociando in relazione interpersonali ipercontrollanti.

La solitudine in presenza e panico

La teoria dell’attaccamento sostiene che i pazienti con tali disturbi abbiano avuto un problematico stile di attaccamento.
Possiamo parlare di una solitudine in presenza di una figura materna assente che non interagisce con lo sguardo del neonato madre gravemente depressa e/o con tendenze autodistruttive.
Il neonato rimuove questa esperienza insostenibile ma la paura può essere rievocata successivamente da eventi simbolici.

Il terrore dell’annullamento

Un neonato in relazione ad una figura materna che improvvisamente esprime un odio distruttivo (madre con disturbo borderline di personalità) nei confronti del neonato sviluppa una paura devastante che lo invade completamente.
Il neonato rimuove questa esperienza insostenibile ma la paura può essere rievocata da situazioni e/o eventi simbolici.

Il terrore dell’annullamento in fase prenatale o perinatale

Il feto rischia di morire prematuramente a causa di minacce d’aborto provocate o spontanee o rischia di morire durante un parto particolarmente difficile. Il terrore di annullamento viene registrato a livello del sistema nervoso centrale e può riemergere in situazioni ambientali evocative.

Cosa fare

Disattivare la paura lavorando su più livelli:

  • Relazione terapeutica sicura
  • Respirazione profonda e regolare
  • Training di rilassamento ed eventuale desensibilizzazione progressiva dalle situazioni evocative
Contattami su WhatsApp